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15 Giugno 2026

Arezzo: dove la bellezza non ha bisogno di fama per incantare

Arezzo è una perla conosciuta da pochi che si trova tra quattro aree toscane molto importanti (Casentino, Valdarno, Valdichiana e Valtiberina). L’insediamento è molto antico in quanto risale persino alla civiltà etrusca di cui si sono trovati molti reperti.
Qui ha sede l’università più antica della Toscana e di Europa in generale.
Rispetto a Firenze o Siena, ha un carattere più austero ma estremamente nobile. È la città natale di Giorgio Vasari, Francesco Petrarca e lo scenario dell’indimenticabile film “La vita è bella” di Roberto Benigni.

Come arrivare ad Arezzo da Firenze

Arezzo è una delle città più semplici da raggiungere partendo da Firenze, grazie alla sua posizione strategica sulla linea ferroviaria principale e sull’autostrada del Sole.

Mezzo di trasporto Tempo di percorrenza medio Dettagli
Treno 1h – 1h 20 min La soluzione più pratica. Numerosi Treni Regionali e Regionali Veloci collegano Firenze S.M. Novella (o Campo di Marte) ad Arezzo. I Regionali Veloci sono molto puntuali e frequenti.
Auto Circa 1 ora Si percorre l’autostrada A1 (Autostrada del Sole) in direzione Roma. L’uscita è “Arezzo”. Il centro è ZTL, ma ci sono ampi parcheggi (es. Parcheggio Eden o Parcheggio Pietri, quest’ultimo collegato da scale mobili che portano direttamente in alto al Duomo).
Pullman 1h 15 min Diverse compagnie (come FlixBus) offrono collegamenti tra Villa Costanza (capolinea tramvia Firenze) e Arezzo. Meno frequente del treno, ma utile per risparmiare se prenotato in anticipo.

Storia di una magnifica città:

Chimera di Arezzo Porta San Lorentino

L’essere umano abitava questa zona già durante il Paleolitico. Una delle prime civiltà ad insediarsi qui fu quella Etrusca (IX sec – I sec A.C.). Si pensa che il nome di questa città derivi dalla dea etrusca Artume (dea della notte, della morte e della luna, molto simile alla successiva dea Artemide).

La Chimera di Arezzo è il simbolo più enigmatico e fiero delle radici etrusche della città, un capolavoro in bronzo del IV secolo a.C. che incarna un mostro mitologico dalle tre teste: un leone ruggente, una capra che emerge dal dorso e un serpente al posto della coda. Ritrovata nel 1553 proprio presso Porta San Lorentino durante la costruzione delle fortificazioni medicee, la scultura incantò immediatamente Cosimo I de’ Medici per la sua incredibile forza espressiva e la raffinata perizia tecnica. Sebbene l’originale sia oggi custodito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Arezzo ne celebra il mito con due copie bronzee che sorvegliano l’ingresso della città e una terza posta vicino alla stazione, ricordando a ogni visitatore che, molto prima del Rinascimento, queste terre erano già culmine di una civiltà sofisticata e misteriosa.

Ovviamente anche gli antichi Romani crearono un proprio insediamento qui e non furono rare le battaglie contro i popoli del nord, soprattutto i Galli, che si dovettero combattere per mantenere il territorio.

Le guerre nei secoli imperversarono ciclicamente nella zona aretina tra nemici ben diversi. Nel Medioevo è la volta della grande rivalità tra Arezzo e Firenze. La questione era principalmente di carattere politico: Firenze era la roccaforte dei Guelfi (che sostenevano il papa), Arezzo era l’orgogliosa capitale dei Ghibellini (che invece sostenevano l’imperatore).

Nel corso della storia gli scontri furono inevitabili. Una delle più importanti è sicuramente la Battaglia di Campaldino (1289) che fu lo scontro decisivo dove i fiorentini sconfissero duramente gli aretini.
Una curiosità? Tra le fila dei cavalieri fiorentini combatteva un giovane di nome Dante Alighieri.

Sebbene Arezzo sia stata poi sottomessa a Firenze, gli aretini vanno orgogliosi del fatto che il più grande architetto e storico dell’arte dei Medici, Giorgio Vasari, fosse proprio un aretino “doc”.

Cosa vedere ad Arezzo: itinerario e curiosità

La Basilica di San Francesco:

Si tratta di una chiesa semplice all’esterno. Assomiglia infatti alla chiesa di San Lorenzo a Firenze. Non vi fate ingannare dalla “copertina”:  nasconde un tesoro inestimabile.

Qui si trova infatti il ciclo di affreschi della “Storie della Vera Croce” di Piero della Francesca, uno dei capolavori assoluti del Rinascimento mondiale.
Si tratta di singole storie, rappresentate come vignette in ordine sparso, che spaziano dalla Genesi del Vecchio Testamento fino al 600 d.c. circa. Tutte le storie hanno come protagonista la croce e si possono dividere in circa tre eventi principali.

Da Adamo alla nascita di Gesù:
La storia parte da Adamo, il primo uomo. Ormai vecchio arriva alla fine della sua vita e morirà ai piedi dei suoi figli disperati. Uno di loro lo seppellirà con il seme dell’albero della conoscenza in bocca, che gli è stato donato dall’Arcangelo Michele. L’albero crescerà e resterà intatto fino ai tempi di Re Salomone. Quest’ultimo lo fa tagliare per costruire un ponte nel suo regno.
Nel frattempo un’altra scena ci fa vedere la Regina di Saba che, durante il suo viaggio per incontrare Re Salomone, sente che il legno con cui è stato costruito il ponte ha qualcosa di sacro. Secondo la sua visione porterà alla rovina il popolo ebraico. Riferita la visione a Salomone quest’ultimo decide di seppellirlo in modo che non venga più ritrovato.
Qui si introduce l’unica scena che non ha a che vedere con la croce: l’Arcangelo Michele discende una seconda volta dal cielo per annunciare a Maria che darà alla luce il figlio di Dio.

Costantino e la sua conversione:
Successivamente si trova la vicenda di Costantino. La leggenda narra che un angelo gli apparve in sogno la notte di prima della grande battaglia contro l’usurpatore Massenzio di Ponte Milvio. L’angelo gli disse “sotto questo segno vincerai” e fu così che Costantino decise di combattere con il segno della croce che gli garantì la vittoria.
Dopo questo evento miracoloso la madre di Costantino, Elena, decise di trovare la vera croce. Fu così che scovò un uomo che sapeva dove fosse e lo fece gettare in un pozzo fino a quando non sarebbe stato pronto a parlare.
L’uomo alla fine cedette e rivelò il posto dove era stata seppellita.
Tre furono le croci ritrovate e, per capire quale fosse quella miracolosa, Elena le fece esporre sul cadavere di un giovane che tornò miracolosamente in vita con la vera ed unica croce che viene portata a Gerusalemme.

La riconquista di Eraclio: 
Un nuovo despota conquista Gerusalemme: Cosroe II, nonché re persiano, e ruba la reliquia della Vera Croce.
Lui stesso fa in modo di farsi adorare come un Dio tenendo vicino a se la sacra reliquia. I cristiani entrano dunque in guerra e sconfiggeranno Cosroe grazie al comando dell’imperatore bizantino Eraclio durante la Battaglia di Ninive.
La croce viene poi ricondotta a Gerusalemme da Eraclio in un pellegrinaggio che fa scalzo portando la croce sulle spalle come Gesù. Tutti i fedeli della città di Gerusalemme accolgono il suo arrivo e si inginocchiano davanti alla sacra reliquia.

Curiosità: Piero della Francesca era ossessionato dalla prospettiva e il tempo in cui si trovano Re Salomone e la Regina di Saba egli usa la regola della sezione aurea per ottenere proporzioni perfette. In questi affreschi troverai uno dei primi “notturni” della storia dell’arte (il sogno di Costantino).
Inoltre esiste un significato nascosto dietro la simbologia di tutta l’opera: l’alchimia. Gli studi di questa materia, e la ricerca della leggendaria “Pietra filosofale” erano molto famosi nelle fasce abbienti della popolazione. Infatti i colori ricorrenti di nero (nigredo), bianco (albedo) e rosso (rubedo) si riferiscono alle fasi necessarie per la creazione della pietra.

Detail of the “Stories of the true cross”
Detail of the “Stories of the true cross”
Detail of the “Stories of the true cross”
Detail of the “Stories of the true cross”
Detail of the “Stories of the true cross”
Detail of the “Stories of the true cross”

Piazza Grande (o Piazza Vasari):

È una delle piazze più particolari d’Italia per la sua forma a trapezio e la sua forte pendenza (serviva per far defluire l’acqua piovana). Già in età medievale era presente e servì prima come mercato e poi fu anche piazza per la gogna dei debitori dell’epoca. Nel 1384 i fiorentini acquistarono la città e ne arrestarono la politica e l’espansione.

Qui si trova il Palazzo della Fraternita dei Laici che soffrì della mancanza di indipendenza durante tutta la sua costruzione.
Il Palazzo fu iniziato nel 1375 e, tra vari singhiozzi nella realizzazione del lavoro, esso fu concluso con l’aggiunta dell’orologio astronomico nel 1552. Il risultato è un edificio eterogeneo che presenta ben tre architetture diverse (gotica, rinascimentale e cinquecentesca).

Fino al 1560 la piazza era molto diversa. Qui si trovavano il palazzo del Popolo, il palazzo del Comune e altri edifici a settentrione che furono abbattuti per ordine di Cosimo I de’Medici e diede incarico al Vasari di riprogettare lo spazio in modo tale che potesse assolvere alla funzione di centro politico per riunirsi o poter contenere altri eventi per la popolazione.

Ancora oggi qui si trovano le Logge del Vasari. Giorgio Vasari le progettò nel 1573, verso la fine della sua vita e sono ancora oggi un rifugio per chi cerca riparo dalla pioggia e una bellezza per chi ne apprezza la precisa geometria.

Curiosità: È proprio qui che si corre la Giostra del Saracino (a giugno e settembre), di cui parleremo approfonditamente più avanti. Inoltre, questa piazza è il set principale di molte scene del film “La vita è bella”.

Piazza Grande
Piazza Grande
Detail of the Loggia del Vasari

Chiesa di Santa Maria della Pieve:

Situata lungo Corso Italia, è famosa per la sua facciata “a loggette”. Il suo stile è a metà tra romanico e gotico e fu costruita probabilmente su un antico tempio dedicato al dio Mercurio (protettore del commercio, del guadagno, dei viaggiatori e delle comunicazioni).

L’inizio della sua costruzione è talmente antica che risale al V sec d.c. quando ancora la religione cristiana era agli albori. Si erge dove si dice fosse stato fatto l’ultimo miracolo di San Donato.
La pieve viene nominata per la prima volta, in documenti ufficiali, poco dopo l’anno mille e continuerà a subire variazioni fino a duecento secoli a venire.
Nella cripta della chiesa è custodito il Busto reliquiario di San Donato vescovo in Arezzo, che è anche il Patrono della città, che fu ritrovato verso la metà del 1800.

Curiosità: Viene chiamata la chiesa delle “Cento Buche” per via delle numerose monofore che decorano l’imponente campanile.

Church of Santa Maria della Pieve
Church of Santa Maria della Pieve
Tarlati Polyptych by Pietro Lorenzetti 1320 and 1324
Reliquary bust of Saint Donatus

Il Duomo (Cattedrale di San Donato):

Situato sulla sommità della collina, domina la città. La Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, il Duomo di Arezzo, è il simbolo spirituale della città e svetta imponente sulla sommità del colle di San Pietro. A differenza di molte altre cattedrali toscane, che colpiscono per le facciate policrome e i marmi elaborati, il Duomo di Arezzo si presenta con una mole austera e solenne, quasi una fortezza della fede che domina l’abitato circostante.

La costruzione iniziò nel 1278, ma i lavori si protrassero per secoli, subendo numerose interruzioni sempre a causa dell’acquisto della città da parte della Signoria di Firenze. Per secoli il Duomo è rimasto senza una vera facciata, mostrando solo il nudo mattone. Quella che ammiriamo oggi, in stile neogotico, è stata realizzata solo all’inizio del XX secolo (tra il 1901 e il 1914), cercando di rispettare lo stile medievale del resto dell’edificio.
La torre campanaria attuale è la terza della storia del Duomo. Le precedenti dovettero essere abbattute o crollarono a causa della presenza di falde acquifere sotterranee che rendevano il terreno instabile. L’attuale campanile, con la sua caratteristica cuspide, è diventato uno dei profili più iconici della città.

Se l’esterno è austero, l’interno è un’esplosione di arte e spiritualità:

Le Vetrate di Guillaume de Marcillat: Sono considerate tra le più belle al mondo. Realizzate nel primo Cinquecento, queste vetrate sono veri e propri “quadri di luce” che narrano storie bibliche con una gamma cromatica incredibile. La luce che filtra attraverso queste vetrate al tramonto crea un’atmosfera magica nelle navate.

La “Maddalena” di Piero della Francesca: Accanto alla porta della sacrestia si trova un affresco piccolo ma potentissimo. La Maria Maddalena di Piero è una figura monumentale, solida come una statua, avvolta in un mantello rosso acceso e con lo sguardo assorto. È un esempio perfetto della sua maestria nell’uso della luce e della geometria che si evince soprattutto dal vaso che ella tiene in mano.

L’Arca di San Donato: Al centro dell’abside splende l’Arca di San Donato, un monumentale sarcofago in marmo del XIV secolo, finemente scolpito, che custodisce le reliquie del santo patrono della città, martirizzato proprio ad Arezzo.

Curiosità:
– Di fronte al Duomo si trova il Palazzo del Comune, sulle cui pareti sono affisse le targhe che ricordano i nomi di tutti i podestà della città.
– In una cappella laterale è custodita l’immagine della Madonna del Conforto, un piccolo ritratto in terracotta invetriata. Si narra che nel 1796, mentre la città era scossa da continui terremoti, l’immagine miracolosamente si illuminò e i sismi cessarono. Da allora è la protettrice degli aretini e a lei è dedicata la Giostra del Saracino di settembre.
– Il Duomo ospita un organo a canne tra i più importanti della regione, spesso protagonista di concerti che sfruttano l’acustica eccezionale delle tre alte navate.

Il Duomo (Cattedrale di San Donato)
Il Duomo (Cattedrale di San Donato)
Il Duomo (Cattedrale di San Donato)
Il Duomo (Cattedrale di San Donato)
Saint Mary Magdalene Piero della Francesca

La casa del Vasari:

La Casa di Giorgio Vasari, situata in via XX Settembre fu acquistata dall’artista nel 1541 e decorata personalmente nell’arco di diversi anni. Rappresenta uno dei rarissimi esempi al mondo di dimora d’artista del Cinquecento giunta fino a noi praticamente intatta.

Entrare in questa casa significa entrare nella mente di Vasari. Non essendo una commissione per un principe o per un Papa, qui l’artista fu libero di esprimere la propria visione del mondo, dell’arte e della gloria.

Gli Affreschi: Vasari dipinse quasi ogni centimetro delle pareti e dei soffitti delle sale principali. Ogni stanza ha un tema filosofico o allegorico: la Sala del Trionfo della Virtù, la Sala della Fama, la Stanza di Abramo.

L’Autoglorificazione: Vasari riempì la casa di ritratti di artisti illustri (i suoi “maestri” ideali) e di riferimenti alla propria carriera, celebrando l’arte non solo come mestiere, ma come nobile elevazione dell’ingegno umano.

Il palazzo si sviluppa su tre piani, ma il cuore della visita è il piano nobile.

Il Giardino Pensile: Sul retro della casa si trova un delizioso giardino all’italiana, un’oasi di pace dove l’artista amava passeggiare. È un raro esempio di giardino urbano del XVI secolo che conserva ancora l’impostazione originale.

L’Archivio Vasariano: Per secoli la casa ha custodito le carte private del genio, tra cui lettere autografe di Michelangelo Buonarroti e Cosimo I de’ Medici, documenti di inestimabile valore che raccontano i dietro le quinte del Rinascimento (oggi conservati in sicurezza ma legati indissolubilmente alla storia dell’edificio).

Curiosità:
Il Matrimonio: Vasari acquistò e arredò questa casa in previsione del suo matrimonio con Niccolosa Bacci. Si dice che volesse stupire la famiglia della sposa e l’intera città con una dimora che gareggiasse in sfarzo con quelle dei nobili di sangue.

Il Camino della Sala del Trionfo: È uno dei pezzi forti della casa. Sopra di esso, Vasari dipinse un’allegoria della Fortuna: a seconda di come la si guarda, la figura sembra favorevole o avversa, un monito sulla volubilità del destino che l’artista sentiva molto vicino.

Un restauro d’eccellenza: Recentemente il museo è stato oggetto di importanti lavori di illuminazione e restauro che permettono di godere dei colori originali degli affreschi, che sembrano brillare di luce propria.

La Giostra del Saracino:

Joust of the Saracen

La Giostra del Saracino non è una semplice rievocazione storica: per gli aretini è una ragione di vita, un momento in cui il tempo si ferma e la città torna prepotentemente al XIV secolo. Se Piazza Grande è il palcoscenico, la Giostra è l’opera massima che va in scena con i quattro quartieri storici che si competono la vittoria.

Due volte l’anno, nel penultimo sabato di giugno e nella prima domenica di settembre, i giostratori (divisi per quartieri: Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant’Andrea e Porta Santo Spirito) si lanciano al galoppo sulla “lizza” per colpire con la lancia lo scudo del Buratto.  Questo non è altro che un fantoccio girevole che rappresenta il temibile “Re delle Indie”, che in realtà non si riferisce a un personaggio storico realmente esistito con quel nome, ma è una figura simbolica che incarna l’infedele, il nemico straniero per eccellenza della cristianità medievale.

La sfida richiede una precisione millimetrica, poiché il cavaliere deve centrare il punteggio più alto sul tabellone e fuggire istantaneamente per non essere colpito dal mazzafrusto.
Il Buratto tiene nella mano sinistra uno scudo diviso in settori con punteggi da 1 a 5. Il cavaliere punta al centro (il 5) per ottenere il massimo dei punti.
Se la lancia del cavaliere si spezza nell’impatto con il Buratto (segno di estrema potenza), il punteggio ottenuto viene raddoppiato.
Se il cavaliere colpisce il tabellone ma è troppo lento nella fuga, il Buratto ruota su se stesso e lo colpisce alla schiena, causando una penalizzazione di punti (o la perdita totale se viene disarcionato).

Il quartiere che totalizza il punteggio più alto vince la Lancia d’Oro, un vero capolavoro d’intaglio in legno dorato, ogni volta dedicato a un personaggio o evento storico diverso. Tra il rullare dei tamburi e il tripudio dei figuranti in costume trecentesco, la piazza esplode in un boato di gioia o di scherno, culminando nella consegna della Lancia d’Oro al quartiere vincitore.

Dopo la vittoria, il quartiere vincitore si reca in Duomo per cantare il Te Deum di ringraziamento. I festeggiamenti durano intere settimane, con cene in piazza che coinvolgono migliaia di persone.

💡SUGGERIMENTO: Se visiti Arezzo nei giorni della Giostra, cerca di assistere alle “Prove dei Giostratori” che si tengono nella settimana precedente in Piazza Grande. L’ingresso è spesso gratuito o molto economico, c’è meno folla rispetto al giorno della gara e puoi sentire da vicino il rumore degli zoccoli sulla terra e l’impatto della lancia sul Buratto.

🍴 Cosa mangiare ad Arezzo

Per concludere in bellezza la giornata aretina, vi suggeriamo due tappe gastronomiche imperdibili, entrambe caratterizzate da arredi curati e un servizio impeccabile.

Per il pranzo, la scelta ideale è Ristorante La Pieve (Via di Seteria, 7), situato proprio a un passo da Piazza Grande: un locale che ci ha letteralmente conquistati e dove non potete lasciarvi sfuggire il filetto di manzo con tartufo e porcini, un piatto dal sapore avvolgente e notevole, accompagnato dai classici fagioli all’uccelletto e da un calice di Buccia Nera, un vino tipico aretino giovane che si sposa divinamente con la carne.

Dopo aver proseguito il giro per le vie del centro, prima del rientro a Firenze, la sosta perfetta è da Rabbit Rabbit (Corso Italia, 122), dove l’atmosfera ricercata e il design moderno fanno da cornice a un’ottima selezione di tapas e vini di qualità, l’ideale per un aperitivo rigenerante che chiuda in perfetto stile il vostro tour lungo il corso principale della città.

Ecco altri piatti da non perdere:

  1. I Crostini Neri: Simili a quelli fiorentini ma con una ricetta leggermente diversa, spesso con milza e fegatini, serviti su pane toscano non salato.

  2. Pappardelle all’Ocio: L’ “ocio” è l’oca maschio. Il sugo di oca è il condimento tradizionale della domenica aretina.

  3. Bistecca di Chianina: Sei vicinissimo alla Val di Chiana, la patria della razza bovina più pregiata d’Italia.

  4. Il Gattò Aretino: Un dolce a forma di rotolo di pan di spagna imbevuto di alchermes e farcito con crema pasticcera e cioccolato. Un’esplosione di zuccheri!

Restaurant La Pieve
Beef tenderloin with porcini mushrooms and truffle shavings
Arezzo wine “Buccia Nera”
Rabbit Rabbit Sparkling Bistrot
Rabbit Rabbit Sparkling Bistrot
Rabbit Rabbit Sparkling Bistrot

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