Arezzo è una perla conosciuta da pochi che si trova tra quattro aree toscane molto importanti (Casentino, Valdarno, Valdichiana e Valtiberina). L’insediamento è molto antico in quanto risale persino alla civiltà etrusca di cui si sono trovati molti reperti.
Qui ha sede l’università più antica della Toscana e di Europa in generale.
Rispetto a Firenze o Siena, ha un carattere più austero ma estremamente nobile. È la città natale di Giorgio Vasari, Francesco Petrarca e lo scenario dell’indimenticabile film “La vita è bella” di Roberto Benigni.
Come arrivare ad Arezzo da Firenze
Arezzo è una delle città più semplici da raggiungere partendo da Firenze, grazie alla sua posizione strategica sulla linea ferroviaria principale e sull’autostrada del Sole.
| Mezzo di trasporto | Tempo di percorrenza medio | Dettagli |
| Treno | 1h – 1h 20 min | La soluzione più pratica. Numerosi Treni Regionali e Regionali Veloci collegano Firenze S.M. Novella (o Campo di Marte) ad Arezzo. I Regionali Veloci sono molto puntuali e frequenti. |
| Auto | Circa 1 ora | Si percorre l’autostrada A1 (Autostrada del Sole) in direzione Roma. L’uscita è “Arezzo”. Il centro è ZTL, ma ci sono ampi parcheggi (es. Parcheggio Eden o Parcheggio Pietri, quest’ultimo collegato da scale mobili che portano direttamente in alto al Duomo). |
| Pullman | 1h 15 min | Diverse compagnie (come FlixBus) offrono collegamenti tra Villa Costanza (capolinea tramvia Firenze) e Arezzo. Meno frequente del treno, ma utile per risparmiare se prenotato in anticipo. |
Storia di una magnifica città:
Cosa vedere ad Arezzo: itinerario e curiosità
La Basilica di San Francesco:
Si tratta di una chiesa semplice all’esterno. Assomiglia infatti alla chiesa di San Lorenzo a Firenze. Non vi fate ingannare dalla “copertina”: nasconde un tesoro inestimabile.
Qui si trova infatti il ciclo di affreschi della “Storie della Vera Croce” di Piero della Francesca, uno dei capolavori assoluti del Rinascimento mondiale.
Si tratta di singole storie, rappresentate come vignette in ordine sparso, che spaziano dalla Genesi del Vecchio Testamento fino al 600 d.c. circa. Tutte le storie hanno come protagonista la croce e si possono dividere in circa tre eventi principali.
Da Adamo alla nascita di Gesù:
La storia parte da Adamo, il primo uomo. Ormai vecchio arriva alla fine della sua vita e morirà ai piedi dei suoi figli disperati. Uno di loro lo seppellirà con il seme dell’albero della conoscenza in bocca, che gli è stato donato dall’Arcangelo Michele. L’albero crescerà e resterà intatto fino ai tempi di Re Salomone. Quest’ultimo lo fa tagliare per costruire un ponte nel suo regno.
Nel frattempo un’altra scena ci fa vedere la Regina di Saba che, durante il suo viaggio per incontrare Re Salomone, sente che il legno con cui è stato costruito il ponte ha qualcosa di sacro. Secondo la sua visione porterà alla rovina il popolo ebraico. Riferita la visione a Salomone quest’ultimo decide di seppellirlo in modo che non venga più ritrovato.
Qui si introduce l’unica scena che non ha a che vedere con la croce: l’Arcangelo Michele discende una seconda volta dal cielo per annunciare a Maria che darà alla luce il figlio di Dio.
Costantino e la sua conversione:
Successivamente si trova la vicenda di Costantino. La leggenda narra che un angelo gli apparve in sogno la notte di prima della grande battaglia contro l’usurpatore Massenzio di Ponte Milvio. L’angelo gli disse “sotto questo segno vincerai” e fu così che Costantino decise di combattere con il segno della croce che gli garantì la vittoria.
Dopo questo evento miracoloso la madre di Costantino, Elena, decise di trovare la vera croce. Fu così che scovò un uomo che sapeva dove fosse e lo fece gettare in un pozzo fino a quando non sarebbe stato pronto a parlare.
L’uomo alla fine cedette e rivelò il posto dove era stata seppellita.
Tre furono le croci ritrovate e, per capire quale fosse quella miracolosa, Elena le fece esporre sul cadavere di un giovane che tornò miracolosamente in vita con la vera ed unica croce che viene portata a Gerusalemme.
La riconquista di Eraclio:
Un nuovo despota conquista Gerusalemme: Cosroe II, nonché re persiano, e ruba la reliquia della Vera Croce.
Lui stesso fa in modo di farsi adorare come un Dio tenendo vicino a se la sacra reliquia. I cristiani entrano dunque in guerra e sconfiggeranno Cosroe grazie al comando dell’imperatore bizantino Eraclio durante la Battaglia di Ninive.
La croce viene poi ricondotta a Gerusalemme da Eraclio in un pellegrinaggio che fa scalzo portando la croce sulle spalle come Gesù. Tutti i fedeli della città di Gerusalemme accolgono il suo arrivo e si inginocchiano davanti alla sacra reliquia.
Curiosità: Piero della Francesca era ossessionato dalla prospettiva e il tempo in cui si trovano Re Salomone e la Regina di Saba egli usa la regola della sezione aurea per ottenere proporzioni perfette. In questi affreschi troverai uno dei primi “notturni” della storia dell’arte (il sogno di Costantino).
Inoltre esiste un significato nascosto dietro la simbologia di tutta l’opera: l’alchimia. Gli studi di questa materia, e la ricerca della leggendaria “Pietra filosofale” erano molto famosi nelle fasce abbienti della popolazione. Infatti i colori ricorrenti di nero (nigredo), bianco (albedo) e rosso (rubedo) si riferiscono alle fasi necessarie per la creazione della pietra.
Piazza Grande (o Piazza Vasari):
È una delle piazze più particolari d’Italia per la sua forma a trapezio e la sua forte pendenza (serviva per far defluire l’acqua piovana). Già in età medievale era presente e servì prima come mercato e poi fu anche piazza per la gogna dei debitori dell’epoca. Nel 1384 i fiorentini acquistarono la città e ne arrestarono la politica e l’espansione.
Qui si trova il Palazzo della Fraternita dei Laici che soffrì della mancanza di indipendenza durante tutta la sua costruzione.
Il Palazzo fu iniziato nel 1375 e, tra vari singhiozzi nella realizzazione del lavoro, esso fu concluso con l’aggiunta dell’orologio astronomico nel 1552. Il risultato è un edificio eterogeneo che presenta ben tre architetture diverse (gotica, rinascimentale e cinquecentesca).
Fino al 1560 la piazza era molto diversa. Qui si trovavano il palazzo del Popolo, il palazzo del Comune e altri edifici a settentrione che furono abbattuti per ordine di Cosimo I de’Medici e diede incarico al Vasari di riprogettare lo spazio in modo tale che potesse assolvere alla funzione di centro politico per riunirsi o poter contenere altri eventi per la popolazione.
Ancora oggi qui si trovano le Logge del Vasari. Giorgio Vasari le progettò nel 1573, verso la fine della sua vita e sono ancora oggi un rifugio per chi cerca riparo dalla pioggia e una bellezza per chi ne apprezza la precisa geometria.
Curiosità: È proprio qui che si corre la Giostra del Saracino (a giugno e settembre), di cui parleremo approfonditamente più avanti. Inoltre, questa piazza è il set principale di molte scene del film “La vita è bella”.
Chiesa di Santa Maria della Pieve:
Situata lungo Corso Italia, è famosa per la sua facciata “a loggette”. Il suo stile è a metà tra romanico e gotico e fu costruita probabilmente su un antico tempio dedicato al dio Mercurio (protettore del commercio, del guadagno, dei viaggiatori e delle comunicazioni).
L’inizio della sua costruzione è talmente antica che risale al V sec d.c. quando ancora la religione cristiana era agli albori. Si erge dove si dice fosse stato fatto l’ultimo miracolo di San Donato.
La pieve viene nominata per la prima volta, in documenti ufficiali, poco dopo l’anno mille e continuerà a subire variazioni fino a duecento secoli a venire.
Nella cripta della chiesa è custodito il Busto reliquiario di San Donato vescovo in Arezzo, che è anche il Patrono della città, che fu ritrovato verso la metà del 1800.
Curiosità: Viene chiamata la chiesa delle “Cento Buche” per via delle numerose monofore che decorano l’imponente campanile.
Il Duomo (Cattedrale di San Donato):
Situato sulla sommità della collina, domina la città. La Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, il Duomo di Arezzo, è il simbolo spirituale della città e svetta imponente sulla sommità del colle di San Pietro. A differenza di molte altre cattedrali toscane, che colpiscono per le facciate policrome e i marmi elaborati, il Duomo di Arezzo si presenta con una mole austera e solenne, quasi una fortezza della fede che domina l’abitato circostante.
La costruzione iniziò nel 1278, ma i lavori si protrassero per secoli, subendo numerose interruzioni sempre a causa dell’acquisto della città da parte della Signoria di Firenze. Per secoli il Duomo è rimasto senza una vera facciata, mostrando solo il nudo mattone. Quella che ammiriamo oggi, in stile neogotico, è stata realizzata solo all’inizio del XX secolo (tra il 1901 e il 1914), cercando di rispettare lo stile medievale del resto dell’edificio.
La torre campanaria attuale è la terza della storia del Duomo. Le precedenti dovettero essere abbattute o crollarono a causa della presenza di falde acquifere sotterranee che rendevano il terreno instabile. L’attuale campanile, con la sua caratteristica cuspide, è diventato uno dei profili più iconici della città.
Se l’esterno è austero, l’interno è un’esplosione di arte e spiritualità:
Le Vetrate di Guillaume de Marcillat: Sono considerate tra le più belle al mondo. Realizzate nel primo Cinquecento, queste vetrate sono veri e propri “quadri di luce” che narrano storie bibliche con una gamma cromatica incredibile. La luce che filtra attraverso queste vetrate al tramonto crea un’atmosfera magica nelle navate.
La “Maddalena” di Piero della Francesca: Accanto alla porta della sacrestia si trova un affresco piccolo ma potentissimo. La Maria Maddalena di Piero è una figura monumentale, solida come una statua, avvolta in un mantello rosso acceso e con lo sguardo assorto. È un esempio perfetto della sua maestria nell’uso della luce e della geometria che si evince soprattutto dal vaso che ella tiene in mano.
L’Arca di San Donato: Al centro dell’abside splende l’Arca di San Donato, un monumentale sarcofago in marmo del XIV secolo, finemente scolpito, che custodisce le reliquie del santo patrono della città, martirizzato proprio ad Arezzo.
Curiosità:
– Di fronte al Duomo si trova il Palazzo del Comune, sulle cui pareti sono affisse le targhe che ricordano i nomi di tutti i podestà della città.
– In una cappella laterale è custodita l’immagine della Madonna del Conforto, un piccolo ritratto in terracotta invetriata. Si narra che nel 1796, mentre la città era scossa da continui terremoti, l’immagine miracolosamente si illuminò e i sismi cessarono. Da allora è la protettrice degli aretini e a lei è dedicata la Giostra del Saracino di settembre.
– Il Duomo ospita un organo a canne tra i più importanti della regione, spesso protagonista di concerti che sfruttano l’acustica eccezionale delle tre alte navate.
La casa del Vasari:
La Giostra del Saracino:
🍴 Cosa mangiare ad Arezzo
Per concludere in bellezza la giornata aretina, vi suggeriamo due tappe gastronomiche imperdibili, entrambe caratterizzate da arredi curati e un servizio impeccabile.
Per il pranzo, la scelta ideale è Ristorante La Pieve (Via di Seteria, 7), situato proprio a un passo da Piazza Grande: un locale che ci ha letteralmente conquistati e dove non potete lasciarvi sfuggire il filetto di manzo con tartufo e porcini, un piatto dal sapore avvolgente e notevole, accompagnato dai classici fagioli all’uccelletto e da un calice di Buccia Nera, un vino tipico aretino giovane che si sposa divinamente con la carne.
Dopo aver proseguito il giro per le vie del centro, prima del rientro a Firenze, la sosta perfetta è da Rabbit Rabbit (Corso Italia, 122), dove l’atmosfera ricercata e il design moderno fanno da cornice a un’ottima selezione di tapas e vini di qualità, l’ideale per un aperitivo rigenerante che chiuda in perfetto stile il vostro tour lungo il corso principale della città.
Ecco altri piatti da non perdere:
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I Crostini Neri: Simili a quelli fiorentini ma con una ricetta leggermente diversa, spesso con milza e fegatini, serviti su pane toscano non salato.
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Pappardelle all’Ocio: L’ “ocio” è l’oca maschio. Il sugo di oca è il condimento tradizionale della domenica aretina.
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Bistecca di Chianina: Sei vicinissimo alla Val di Chiana, la patria della razza bovina più pregiata d’Italia.
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Il Gattò Aretino: Un dolce a forma di rotolo di pan di spagna imbevuto di alchermes e farcito con crema pasticcera e cioccolato. Un’esplosione di zuccheri!
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