Bologna è una città che non si visita, si “assaggia” e si vive a passo lento sotto i suoi infiniti portici. Questa città viene anche detta “la dotta, la grassa e la rossa” e in questo articolo scopriremo come mai.
Come arrivare a Bologna da Firenze:
| Mezzo di Trasporto | Tempo di Percorrenza | Vantaggi e Consigli |
|---|---|---|
| Treno Alta Velocità (Frecciarossa/Italo) | 35-37 minuti | La scelta più rapida. Collega i due centri città (SMN e BO Centrale) in un lampo. Ideale per un tour in giornata. |
| Treno Regionale | 1h 30m – 1h 45m | Economico e panoramico. Attraversa l’Appennino sulla linea storica. |
| Auto (A1 Direttissima) | 1h 15m (circa 105 km) | Comoda per chi prosegue oltre Bologna. Attenzione: il centro è ZTL, si consiglia il parcheggio Tanari o zone limitrofe. |
| Bus (Flixbus/Itabus) | 1h 15m – 1h 30m | Partenze spesso da Villa Costanza (capolinea Tramvia T1). Molto economico se prenotato in anticipo. |
🎓 Perché è la "dotta"?
Bologna detiene un primato mondiale: qui, nel 1088, è nata la più antica Università del mondo occidentale (Alma Mater Studiorum).
Tutto iniziò spontaneamente, quando gruppi di studenti iniziarono a pagare maestri di grammatica e retorica affinché leggessero e spiegassero le antiche leggi romane. Questa rivoluzione culturale trasformò la città nel centro intellettuale d’Europa. Per secoli, migliaia di studenti da ogni nazione affollarono le sue strade, portando ricchezza e nuove idee. Fu proprio per ospitare questa massa di fuori sede che nacquero i famosi Portici: i cittadini ampliavano i piani superiori delle case verso la strada, sostenendoli con colonne, per creare nuove stanze senza occupare il suolo pubblico. Ancora oggi, camminando per l’Archiginnasio, si respira quell’aria di sapere secolare tra migliaia di stemmi araldici degli studenti che sono passati di qui.
🔴 Perché è la "rossa"?
Questo soprannome ha una doppia anima, una estetica e una politica.
Tradizionalmente, Bologna è rossa per il colore dei suoi tetti, dei cornicioni e del cotto utilizzato per i palazzi medievali. Al tramonto, la città sembra accendersi di una luce calda e sanguigna che la distingue nettamente dal grigio delle città del nord o dal bianco di quelle del sud.
Bologna ha un rapporto viscerale con la libertà, riassunto nel suo motto “Libertas”. La città non ha mai digerito bene i padroni, che fossero papi, signori locali o imperatori, e le cronache bolognesi sono piene di episodi in cui il popolo ha letteralmente “accompagnato alla porta” (spesso con le cattive) chiunque tentasse di farsi dittatore.
Ecco i momenti più iconici e “coloriti” di questa resistenza:
1. La “Battaglia della Merda” (1334) e la cacciata del “Legato Papale”
Questo è l’episodio che citavi, uno dei più umilianti per il potere centrale. Il Legato Papale Bertrando del Poggetto aveva costruito una fortezza colossale a Porta Galliera per dominare la città come un sovrano assoluto. I bolognesi, stanchi della sua tirannia e delle tasse, assediarono il castello.
Più che con le spade, i cittadini lo “sconfissero” con il disprezzo. Le cronache narrano che i bolognesi lanciarono contro la fortezza ogni tipo di sporcizia e rifiuto organico (da qui il nome escatologico). Bertrando fu costretto a fuggire verso Firenze sotto una pioggia di insulti, mentre il popolo radeva al suolo la sua fortezza pezzo dopo pezzo.
2. La fine dei Bentivoglio (1506 – 1512)
I Bentivoglio dominarono Bologna per tutto il Quattrocento come “signori” di fatto, ma agendo spesso come veri dittatori. Il loro potere spesso si scontrava con le pretese papali. Stufo delle bravate di questa famiglia nel 1506, Papa Giulio II (il “Papa guerriero”) arrivò alle porte di Bologna con un esercito per riprendere il controllo sulla città. I bolognesi, che ormai mal sopportavano la famiglia, aprirono le porte al Papa e cacciarono Giovanni II Bentivoglio.
Non contenti della sola cacciata il popolo distrusse completamente il Palazzo dei Bentivoglio (all’epoca uno dei più belli d’Italia), situato dove oggi sorge via del Guasto (il nome non è un caso: indica le macerie del palazzo). Quando i Bentivoglio tentarono di tornare nel 1511, furono cacciati definitivamente dopo un solo anno.
3. La rivolta contro i Napoleonici (1799)
Quando le truppe di Napoleone arrivarono a Bologna, furono inizialmente viste come liberatrici. Tuttavia, il saccheggio delle opere d’arte e le pesanti tasse trasformarono presto l’entusiasmo in odio.
Nel 1799, approfittando dell’avanzata degli austro-russi, i bolognesi insorsero. Non fu solo una battaglia militare, ma una rivolta di popolo che costrinse il presidio francese alla resa. Anche se i francesi tornarono dopo la battaglia di Marengo, lo spirito di resistenza bolognese aveva ormai segnato il confine: Bologna non sarebbe stata una provincia passiva dell’Impero.
4. L’8 Agosto 1848: La cacciata degli Austriaci
Questo è forse il momento di massimo orgoglio cittadino, celebrato ancora oggi dal nome della piazza principale (Piazza VIII Agosto).
Gli austriaci, guidati dal generale Welden, occuparono la città con l’intento di restaurare il potere assoluto. Il popolo bolognese, armato solo di forconi, sassi e vecchi fucili, si riversò nel Parco della Montagnola. In una battaglia furibonda, i bolognesi sconfissero l’esercito imperiale (considerato il più forte d’Europa) e lo costrinsero a una fuga umiliante verso il Po. Fu una vittoria “dal basso”, ottenuta senza l’aiuto di un esercito regolare.
5. La Liberazione dai Nazifascisti (1944-1945)
L’ultimo grande “dittatore collettivo” a essere espulso fu l’occupante nazifascista. La Battaglia di Porta Lame (1944): Un episodio unico, in cui i partigiani combatterono una battaglia campale in pieno centro cittadino contro i carri armati tedeschi, sconfiggendoli.
21 Aprile 1945: Bologna fu liberata dai gruppi di combattimento dei partigiani e dalle truppe alleate (polacchi e bersaglieri). Anche qui, la città fu la prima a insorgere prima dell’arrivo definitivo degli Alleati, confermandosi città “indocile” per eccellenza.
🍝 Perché è la "grassa"?
Bologna si è guadagnata questo titolo fin dal Medioevo. Mentre il resto d’Europa lottava con carestie e diete di sussistenza, i mercati bolognesi traboccavano di carni, formaggi e pasta fresca. La ricchezza della città, portata da studenti e mercanti da tutto il mondo, ha creato una cultura gastronomica che non conosce la parola “poco”.
Infatti la cucina bolognese è basata su materie prime ricche: il maiale (trasformato nella regina di tutti gli insaccati, ovvero la Mortadella che nel resto di Italia viene anche chiamata “Bologna”), il Parmigiano Reggiano, il burro e le uova. Qui la pasta non si fa con l’acqua, ma con “la sfoglia” tirata a mano dalle mitiche Sfogline, dove ogni uovo richiede esattamente 100 grammi di farina.
Questo antico mercato medievale, situato proprio accanto a Piazza Maggiore, è il cuore pulsante della “Grassa”. Tra via Pescherie Vecchie e via Drapperie, i banchi storici espongono piramidi di tortellini, forme di formaggio giganti e cascate di salumi che rendono l’aria densa di profumi irresistibili.
Essere “grassa” per Bologna ha anche una valenza positiva e significa essere generosa. L’invito a tavola è il rito sociale per eccellenza: che si tratti di un piatto di Tagliatelle al Ragù (quelle vere, larghe esattamente 8 millimetri) o dei minuscoli Tortellini in brodo, la porzione non è mai misera e il bis è quasi un obbligo morale.
Vieni a Firenze, esplora la città e fai un salto a Bologna per vedere che differenze ci sono. Sarà molto divertente!